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Associazioni e società sportive: nuovi chiarimenti circolare 18/E/2018

Commercialista Gallarate
Pubblicato da in Enti No Profit ·
Tags: Associazionidilettantistiche
L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 1° agosto la circolare 18/E/2018 con la quale ha ufficializzato le risultanze dei lavori tra Coni e Agenzia delle entrate.
Nelle premesse viene ricordato come, a partire dal 2019, l’inserimento da parte degli organismi affilianti nel registro Coni delle attività poste in essere dai sodalizi iscritti consentirà “una importante funzione ricognitiva degli enti sportivi dilettantistici ed è  quindi particolarmente utile anche ai fini della selezione delle  attività di controllo in merito alla spettanza dei benefici fiscali per  essi previsti”.
Viene confermato che le società sportive dilettantisticheancorché non perseguano scopo di lucro mantengono, dal punto di vista fiscale, la natura commercialee, pertanto, a loro sarà applicabile la disciplina degli enti commerciali, fatto salvo per quanto disposto dall’articolo 90, comma 1, L. 289/02 sull’applicabilità della L. 398/1991 e delle “altre disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche”, ivi comprese, a conferma di quanto già indicato nella circolare 21/E/2003 quelle contenute dall’articolo 148, comma 3, Tuir, ossia la defiscalizzazione ai fini dei  redditi dei corrispettivi specifici versati dai tesserati.
Nel merito la circolare fornisce importanti chiarimenti sulle modalità applicative della L. 398/1991 confermando che per l’individuazione dei proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali si dovrà fare riferimento al momento in cui si è percepito il corrispettivo, salvo che, anteriormente alla percezione, sia stata emessa fattura: in tal caso andranno computati anche gli importi fatturati ancorché non riscossi.
In merito ai chiarimenti forniti sulle modalità applicative dell’articolo 148, comma 3, Tuir va evidenziato che, secondo l’Amministrazione, la somministrazione di cibi e bevande resa in locali interni delle associazioni e società sportive dilettantistiche “deve in ogni caso considerarsi esclusa dalla decommercializzazione di cui all’articolo 148 comma tre del Tuir”, salvo che questa non rientri nell’ambito dei due eventi “decommercializzati ai sensi dell’articolo 25, comma 2, L. 133/99”.
Viene confermato che anche le società sportive dilettantistiche di capitali senza fine di lucro, per avvalersi delle agevolazioni di cui all’articolo 148, comma 3, Tuir, come già affermato nella ricordata circolare 21/E/2003 devono inserire in statuto le clausole di cui al comma 8 del citato articolo.
Importante chiarimento viene fornito sui rapporti tra attività sportive e riforma del terzo settore: “le  associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro  potranno scegliere se conservare le agevolazioni ad esse specificamente  riservate dalla vigente disciplina oppure, in alternativa, qualora intendano entrare a far parte degli enti del terzo settore  fruire dei benefici fiscali previsti per tali enti del terzo settore in  luogo del regime fiscale specifico riservato alle associazioni e  società sportive dilettantistiche non lucrative”.
Conclusa la disamina di carattere generale la circolare passa a definire alcuni quesiti con conclusioni che, per il loro effetto innovativo, dovranno essere attentamente valutate.
Dopo aver confermato che per l’opzione per l’applicazione della L. 398/1991 potrà essere ritenuto sufficiente il comportamento concludente, anche in assenza di comunicazione preventiva alla SIAE (salva l’applicazione della sanzione di cui all’articolo 11 D.Lgs. 471/1997) l’Amministrazione finanziaria entra nel merito di quali sono i proventi per i quali potrà trovare applicazione il regime forfetario di cui alla L. 398/1991.
Viene in particolare  precisato che l’applicazione del regime agevolativo di cui alla L. 398/1991 è limitata alle attività connesse alle attività istituzionali. Pertanto, ad esempio, l’Agenzia precisa che non potranno godere di tale regime agevolativo i proventi riscossi per attività non più riconosciute come sportive dal Coni o quelle dirette alla vendita di beni o alla prestazione di servizi per le quali l’ente si avvalga di strumenti pubblicitari o comunque di diffusione di informazioni a soggetti terzi.  
La limitazione del perimetro di applicazione della L. 398/1991 solo ai proventi connessi produrrà difficoltà, sia nella determinazione di cosa si debba intendere come “connesso”, sia nella individuazione dei costi da riservare a quelle che, di fatto, potrebbero diventare tre modalità separate di determinazione del risultato d’esercizio: quella c.d. istituzionale, quella commerciale in regime forfetario e quella non connessa in regime ordinario.
Viene confermato che i c.d. “contributi corrispettivi” di cui all’articolo 143, comma 3, lett. b), Tuir non soggetti ad Ires ma gravati da Iva non rientrano nel plafond della L. 398/1991  ma l’Iva incassata potrà essere pagata con il previsto abbattimento del  cinquanta per cento. Se la destinataria dei contributi è, invece, una società sportiva di capitali non potrà trovare applicazione l’articolo 143 Tuir e, pertanto, detto contributo sarà integralmente soggetto anche ad Ires.
Al fine di poter consentire il versamento cumulativo delle quote  incassate la cui sommatoria superi i mille euro viene previsto che “per  ogni singola quota di iscrizione ai corsi o di affiliazione l’ente deve  rilasciare un’apposita quietanza copia della quale dovrà essere  conservata dall’ente stesso. Inoltre …. l’associazione  dovrà dotarsi di un registro dove annotare analiticamente le entrate e  le uscite, indicando i nominativi dei soggetti, la causale e l’importo  incassato o pagato”.
Si stabilisce che, se si supera il plafond della L. 398/1991 nell’ultimo mese dell’esercizio, l’intero importo commerciale “connesso” così incassato potrà essere assoggettato al regime forfetario.
Importanti chiarimenti riguardano quei casi in cui, in sede di accertamento, sono state ricondotte nell’alveo della attività commerciale delle attività economiche che erano state considerate dal contribuente istituzionali. Ebbene l’Agenzia conferma che, in tale ipotesi, è possibile “procedere al riconoscimento della deducibilità dei costi sostenutiai  fini della ricostruzione della base imponibile Ires purché l’associazione  sia in grado di fornire i relativi riscontri contabili quali fatture, ricevute, scontrini fiscali ovvero altra documentazione utile ai fini della corretta determinazione del reddito.
Analogamente sarà possibile riconoscere il diritto alla detrazione dell’Iva pagata sugli acquisti  anche nell’ipotesi di mancata registrazione della relativa fattura di  acquisto sempre che si sia in grado di dimostrare la presenza dei requisiti sostanziali. Solo a sanzione amministrativa incorrono quelle associazioni sportive che non tengono correttamente il registro previsto dal D.M. 11.02.1997.
Viene previsto che dal momento in cui entrerà pienamente in vigore il titolo decimo del codice del terzo settore (comportante l’abrogazione della L. 398/1991 per tutti i soggetti che non siano associazioni o società sportive dilettantistiche) anche le Federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate e gli enti di promozione sportiva non potranno più applicare la L. 398/1991.
Si ribadisce che la disciplina di cui all’articolo 148, comma 3, Tuir è applicabile, oltre che nei confronti dei propri associati, anche nei confronti dei tesserati all’ente affiliante riconosciuto dal Coni. Questo consente quindi anche alle società sportive di poter usufruire legittimamente di tale disciplina (va solo rimarcato che si continua a parlare solo di Ires ma non viene mai espressamente affermato che le Ssd possano applicare anche l’articolo 4, comma 4, D.P.R. 633/1972 ai fini Iva). Importante precisazione anche se forse ovvia: nei confronti dei tesserati non può e non deve sussistere alcun principio di democraticità.
A seguito di specifico quesito l’Agenzia conferma che l’imposta sulle successioni e donazioni si applica anche nel caso di devoluzione in sede di scioglimento del patrimonio delle associazioni e società sportive dilettantistiche.
Rispondendo ad un quesito specifico e parzialmente contraddicendo  quanto affermato nella parte generale iniziale, l’amministrazione  ritiene che le società sportive di capitale che vogliono applicare l’articolo 148, comma 3, Tuir possono non prevedere nel proprio statuto le clausole di democraticità di cui alle lettere c) ed e) del comma 8 del citato articolo. Di conseguenza comunque resta confermato l’obbligo di inserimento della incedibilità delle quote sociali possedute.
Si conferma che il modello Eas inviato tardivamente sortirà comunque i suoi effetti per il periodo successivo al suo invio.
Viene confermato che potrà trovare applicazione l’articolo 148, comma 3, Tuir  anche nei rapporti tra sodalizi sportivi inerenti la cessione dei  diritti sulle prestazioni degli atleti e quella sui diritti di  partecipazione ad un determinato campionato. Rimane non chiarito invece, cosa accade, per i medesimi rapporti, ai fini dell’Iva.


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